Una Bambola disabile. E già si parla di integrazione

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Una Bambola disabile. E già si parla di integrazione

Messaggio  Lidia il 01.11.07 13:44

Spagna, in vendita la bambola down. "E' integrazione".

Così dicono i produttori. Una parte del prezzo (3 euro su 25) andrà in beneficienza.
Baby Down - questo il nome della bambola - è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Down spagnola. “Servirà ad aiutare l’integrazione nella società delle persone affette da questa sindrome”, spiega l’azienda produttrice che allega alla bambola un “libretto esplicativo”. E, dice, è “già sommersa dalle ordinazioni".
MADRID- “Non ha nulla di speciale. È semplicemente una bambola”. Così Carmen Maria Villar, portavoce dell’azienda di giocattoli spagnola Superjuguete, presenta l’ultima arrivata nel catalogo pre-natalizio. In realtà, la nuova bambola dell’azienda di Alicante ha qualcosa di molto
speciale. Perché Baby Down è il primo bambolotto al mondo con i tratti somatici di un down. “Per l’integrazione” Alla presentazione, al fianco dell’azienda, c’era l’Associazione Down España. Che, per prevenire
ogni polemica, ha spiegato che questa iniziativa “rassicurerà i bimbi down, che avranno un bambolotto che somiglia loro” e “servirà a insegnare a tutti gli altri bambini il rispetto della differenza e quello per tutti gli esseri
umani”. Per assicurare questo risultato, ogni bambola - che sarà prodotta in versione maschile e femminile - sarà accompagnata da un libretto di istruzioni molto particolare. “Ci sarà scritto ciò di cui ha bisogno
un bimbo down. Tutte le attività che si possono compiere con
lui, per stimolarne i 5 sensi e migliorarne le capacità”.
Accoglienza positiva Nessuno, tra i media spagnoli,
ha visto in questa bambola una mossa di marketing, magari discutibile
come altre campagne di questo tipo. E l’accoglienza è
stata eccellente anche tra il pubblico: tutte le tremila bambole
della prima serie sono già state prenotate.Ognuna di esse costa 25 euro, tre dei quali saranno devoluti all’Associazione Down
España. “Per la prima volta si parla della sindrome di down in Spagna”, ha detto Beatriz Prieto, portavoce dell’Associazione.
“Quei soldi serviranno per migliorare la qualità di vita delle 32mila persone che in Spagna sono portatrici di questa
sindrome”.

Fonte: Quotidiano gratuito City


Nel leggere questo articolo ho subito provato un certo fastidio per questa ennesima intromissione delle logiche commerciali in un campo delicato e problematico come quello della disabilità.
E al fastidio è subentrato un'imprescindibile dubbio: è possibile che l'INTEGRAZIONE, un concetto così ampio e complesso, possa essere semplificato con tale facilità.
Non dovrebbe, questa tanto declamata INTEGRAZIONE, passare per altri canali che non siano quelli commerciali? e anche la sensibilizzazione dei cittadini, in questo caso dei bambini, non dovrebbe scorrere tra i banchi di scuola, tra i luoghi di incontro e di aggregazione, tra i signifcati trasmessi dai media prima che tra le vetrine di un negozio di giocattoli?
Mi stupisce un pò il fatto che l' iniziativa sia stata appoggiata dalla associazione down spagnola e questo mi costringe a mettermi in discussione, a chiedermi se sono io ad avere una visione distorta del problema.
Penso solo che in una società in cui ogni giorno ci arriva notizia di atti di bullismo ai danni di persone diversamente abili, di fenomeni di discrminazione e di continua assenza di garanzie minime a tutela di tali soggetti, l'idea di produrre un prodotto commerciale con il dichiarato intento di INTEGRARE una categoria disagiata sia se non altro riduttivo.
[Non vi sembra che sia un modo per semplificare il problema, l'ennesimo tentativo di trattare la questione su un piano - quello del mercato - che, invece che INTEGRARE, DISCRIMINA?

Lidia

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